{"id":3291,"date":"2019-12-18T12:41:21","date_gmt":"2019-12-18T11:41:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lps.polimi.it?p=3291"},"modified":"2019-12-28T20:19:04","modified_gmt":"2019-12-28T19:19:04","slug":"report-in-age-la-solitudine-dei-numeri-ultimi-la-reazione-degli-stakeholder","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lps.polimi.it\/?p=3291","title":{"rendered":"Report In Age \u2018La solitudine dei numeri ultimi\u2019: la reazione degli stakeholder"},"content":{"rendered":"<p><em>Il report che abbiamo presentato ad Ancona nel mese di novembre ha visto la partecipazione di una folta rappresentanza di stakeholder a livello nazionale. <\/em><em>Pubblichiamo qui una sintesi dei principali interventi, ringraziando tutte e tutti gli intervenuti, che stanno seguendo ormai da alcuni mesi i lavori della ricerca In Age. Una preziosa alleanza che ci porter\u00e0 a costruire dinamiche di intreccio e scambio in vista della conclusione dei lavori a fine estate 2020. <\/em><\/p>\n<p><strong>Anziani soli e isolati<br \/>\n<\/strong>Nei molti interventi che hanno seguito la presentazione del report diversi attori del mondo dell\u2019associazionismo e del sindacato, o rappresentanti di enti locali, hanno evidenziato come le condizioni di fragilit\u00e0 incidono fortemente sull\u2019isolamento dell\u2019anziano. Gli anziani fragili hanno, infatti, difficolt\u00e0 a raggiungere i luoghi, e questo limita fortemente la loro possibilit\u00e0 di avere e stringere relazioni.<\/p>\n<p>La questione della mobilit\u00e0 o della limitata mobilit\u00e0 per gli anziani fragili \u00e8 da mettersi, inoltre, in relazione anche con la struttura urbana in cui vivono. La presenza di barriere cos\u00ec come l\u2019assenza di servizi e di luoghi di aggregazione possono infatti limitare la mobilit\u00e0 fuori casa. Questi elementi sembrano radicalizzarsi fortemente nelle aree pi\u00f9 periferiche, incluse le aree interne, dove spesso sono scomparsi tutti i servizi: un esempio lampante \u00e8 quello degli uffici postali che sono stati soppressi, e che rappresentavano, invece, un vettore cruciale sulla \u201crelazione\u201d. L\u2019isolamento ha come conseguenza diretta la solitudine.<\/p>\n<p><strong>Servono azioni pianificate<br \/>\n<\/strong>Di fronte ai dati e all\u2019interpretazione degli stessi non si pu\u00f2 rimanere solo su un livello di \u201criflessione\u201d teorica, ma adoperarsi per sperimentare e inaugurare nuovi servizi o pratiche. \u00c8 vero che gli anziani vivono in case di propriet\u00e0, tuttavia in condizioni di forte problematicit\u00e0. A questo proposito non \u00e8 un caso che si sta verificando un fatto sempre pi\u00f9 ricorrente: molti anziani non riescono a trovare risposte pubbliche o del volontariato e si trovano a vendere la nuda propriet\u00e0 delle case, magari per avere i fondi necessari per pagare la badante.<br \/>\nCi sono soluzioni alternative? Negli interventi si \u00e8 fatto accenno ad un piccolo progetto di coabitazione solidale promosso da Auser: persone fragili, in larga parte donne, con pensioni medio basse e che non vogliono lasciare la loro casa vengono messe in \u201crelazione\u201d con chi ha altre forme di fragilit\u00e0 (es. donne che hanno subito violenza, altri anziani che non hanno un tetto). I numeri di questo progetto non sono ancora significativi, ma la presenza di una rete in grado di mettere in \u201crelazione\u201d in modo competente le diverse fragilit\u00e0 potrebbe costituire un importante volano per uno sviluppo su pi\u00f9 larga scala di queste progettualit\u00e0 innovative.<\/p>\n<p><strong>Benessere e diritti<br \/>\n<\/strong>Non sono mancati i riferimenti ad altri Paesi, per esempio al nord Europa: l\u00ec \u00e8 stato organizzato un welfare abitativo dove gli anziani possono sviluppare in modo pieno la loro autonomia. Ma su questo punto \u00e8 necessario interrogarsi: la riqualificazione urbana \u00e8 pronta per questo salto culturale? Troppo spesso l\u2019aspetto eminentemente edilizio non contempla la dimensione sociale\/sanitaria. Eppure stiamo parlando di diritti, legati al benessere della persona. E su questo \u00e8 necessaria l\u2019azione politica, per vivere in una comunit\u00e0 in cui si possa vivere meglio. Occorre, dunque, ragionare di solitudine, felicit\u00e0, bisogni attraverso azioni concrete, partendo dalla \u201crelazione\u201d. Occorre ricostruire la rigenerazione all\u2019interno dei quartieri per tentare di cambiare le citt\u00e0: insomma, partire dalle relazioni per cambiare. Questo sguardo, che coinvolge in maniera diretta i decision maker deve saper guardare al futuro. Le nuove generazioni di anziani porteranno sempre pi\u00f9 un nuovo modo di vedere le cose, perch\u00e9 la cultura cambia. Per questo, cercando soluzioni nel presente, sar\u00e0 necessario interrogarsi su quali aspetti avr\u00e0 la fragilit\u00e0 nel futuro. L\u2019anziano non pu\u00f2 essere vissuto solo come un problema di costo e tantomeno essere valutato solo in base alle opportunit\u00e0 di creazione di profitto (<em>silver economy<\/em>). Occorre, dunque, costruire un modello diverso del vivere nelle nostre comunit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Inclusive ageing in place \u2014 IN-AGE\u00a0<\/strong>\u00e8 un progetto\u00a0finanziato da\u00a0Fondazione Cariplo (grant n\u00b0 2017\u20130941).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il report che abbiamo presentato ad Ancona nel mese di novembre ha visto la partecipazione di una folta rappresentanza di stakeholder a livello nazionale. Pubblichiamo qui una sintesi dei principali interventi, ringraziando tutte e tutti gli intervenuti, che stanno seguendo ormai da alcuni mesi i lavori della ricerca In Age. 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