{"id":4028,"date":"2020-11-19T11:24:55","date_gmt":"2020-11-19T10:24:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lps.polimi.it?p=4028"},"modified":"2020-11-19T21:23:34","modified_gmt":"2020-11-19T20:23:34","slug":"bisogno-di-aiuto-famiglia-e-utilizzo-dei-servizi-nellanziano-fragile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lps.polimi.it\/?p=4028","title":{"rendered":"Bisogno di aiuto, famiglia e utilizzo dei servizi nell\u2019anziano fragile"},"content":{"rendered":"<p><strong>Di Gabriella Melchiorre (INRCA IRCCS, Ancona)<\/strong><\/p>\n<p>La nota presenta alcuni risultati preliminari dello studio IN-AGE<a name=\"_ftnref1\"><\/a> (<em>INclusive AGEing in place<\/em>, finanziato da Fondazione Cariplo, grant n. 2017-0941). L\u2019indagine ha incluso 120 anziani fragili over 65 anni che vivono soli a domicilio, intervistati nel periodo maggio-dicembre 2019. I partecipanti sono stati reclutati in tre regioni da Nord a Sud (Lombardia, Marche e Calabria) e, pi\u00f9 nello specifico, in tre citt\u00e0 (Brescia, Ancona, Reggio Calabria) e in alcuni comuni rurali\/periferici inclusi in tre \u201caree interne\u201d (Oltrep\u00f2 Pavese, Appennino Basso Pesarese e Anconetano, Grecanica).<\/p>\n<p>In questa nota i risultati preliminari che vengono presentati riguardano le condizioni di bisogno degli anziani soli e il tema delle reti di cura (i cd. <em>care arrangements<\/em>), declinate dal punto di vista dell\u2019assistenza prestata da parte di familiari, badanti, servizi, amici e vicini. Verranno, inoltre, evidenziate alcune delle principali differenze territoriali emerse nel confronto fra diversi contesti di analisi.<\/p>\n<h3><em>Attivit\u00e0 quotidiane e difficolt\u00e0<\/em><\/h3>\n<p>Il 75% degli anziani intervistati riferisce attivit\u00e0 della vita quotidiana che non riesce a svolgere, e di questi il 25% presenta limitazioni molto elevate, con almeno 5 funzioni ormai compromesse. Le situazioni peggiori prevalgono nei siti rurali\/periferici, e al Sud si concentra il maggior numero di anziani con et\u00e0 e limitazioni fisiche elevate\/molto elevate. Le principali difficolt\u00e0 riguardano le attivit\u00e0 pi\u00f9 pesanti\/impegnative <strong>(pulire la casa, fare acquisti, fare il bagno o la doccia) <\/strong>e quelle connesse pi\u00f9 direttamente alla mobilit\u00e0 (<strong>scendere\/salire le scale, chinarsi a raccogliere un oggetto)<\/strong>. Il 40% degli intervistati ha peraltro una mobilit\u00e0 ridotta prevalentemente in casa, e non esce almeno due volte a settimana, nemmeno con ausili o accompagnamento. Da considerare che attivit\u00e0 quali fare acquisti, ma anche gestire le proprie finanze per alcuni, risultano non di rado difficili da svolgere proprio a causa della ridotta mobilit\u00e0. Non tanto perch\u00e9 non si sappia cosa acquistare o come amministrare il proprio denaro, quanto piuttosto per la necessit\u00e0 di aiuto per recarsi nei negozi di riferimento o presso gli uffici preposti al disbrigo delle relative pratiche bancarie.<\/p>\n<h3><em>S.O.S. cadute<\/em><\/h3>\n<p>Una scarsa mobilit\u00e0 genera a sua volta anche insicurezza e paura di cadere, con ulteriori conseguenze sul normale svolgimento delle attivit\u00e0 quotidiane. Gli intervistati del nostro studio riferiscono \u201cincidenti\u201d abbastanza recenti (ultimi 2-3 anni) nel <strong>39% dei casi<\/strong>, e per il <strong>30% di tratta di episodi domestici<\/strong>. Le cadute rappresentano talvolta \u201ceventi tragici\u201d, e le testimonianze raccolte hanno evidenziato a riguardo <strong>situazioni anche molto drammatiche, <\/strong>con un\u2019attesa durata talvolta molte ore prima di essere soccorsi da familiari\/figli, ma anche dai vicini, specie nell\u2019immediato. Vicini che spesso hanno \u201cprovvidenzialmente\u201d una copia delle <strong>chiavi di casa<\/strong> degli anziani, per ogni evenienza, e di fatto utilizzata al bisogno. In alcuni casi <strong>(18%)<\/strong> emerge anche la <strong>necessit\u00e0\/capacit\u00e0 di reagire in autonomia<\/strong> nelle situazioni di emergenza in generale (non solo in caso di cadute), chiamando da soli il soccorso sanitario pubblico. A seguito di cadute si possono anche riportare <strong>fratture delle articolazioni, <\/strong>e si finisce per dover <strong>utilizzare qualche ausilio<\/strong> per la deambulazione, o si assume una <strong>badante convivente, <\/strong>per avere una presenza costante e maggiore sicurezza in casa.<\/p>\n<h3><em>Famiglia ancora in prima linea ma non come un tempo<\/em><\/h3>\n<p>Quando gli anziani presentano limitazioni funzionali \u00e8 ancora la <strong>famiglia <\/strong>a occuparsene principalmente (<strong>78% dei casi con almeno un aiuto familiare<\/strong>), <strong>specie i figli (60%), <\/strong>ma anche nipoti, cugini, sorelle, fratelli e cognati. Seguono <strong>servizi privati<\/strong> e <strong>amici\/vicini<\/strong> (in ugual misura, 42%), il <strong>servizio pubblico<\/strong> (36%) e le <strong>badanti<\/strong> (23%), quest\u2019ultime in convivenza o comunque con assiduit\u00e0 quotidiana e\/o notturna (Fig. 1). In particolare, nel settore pubblico dei servizi l\u2019aiuto proviene soprattutto da operatori del SAD (Servizio di assistenza domiciliare comunale, 23%), e in ambito privato dalle colf (37%), in aggiunta in alcuni casi al supporto del <strong>volontariato<\/strong> (es. AUSER) per accompagnamento e trasporto, e a piccoli aiuti informali \u201ca pagamento\u201d da parte di semplici conoscenti per faccende burocratiche varie (es. pagare le utenze o fare la spesa). La <strong>presenza straniera <\/strong>\u00e8 abbastanza diffusa tra badanti, colf, operatrici del SAD, e a volte anche tra amici e vicini. Badanti e colf si prendono cura degli anziani che necessitano di assistenza con mansioni di fatto uguali in molti casi (cura della casa e della persona), sebbene con diverso impegno orario. Le badanti sembrano tuttavia pi\u00f9 presenti quando gli anziani hanno un\u2019et\u00e0 pi\u00f9 elevata e maggiore fragilit\u00e0, con prevalenza di limitazioni fisiche serie e mobilit\u00e0 solo in casa.<\/p>\n<p><strong>Famiglia ancora in prima linea<\/strong> quindi, nella cura degli anziani fragili, specie nei siti rurali delle aree interne (85% dei casi). E\u2019 questo l\u2019aiuto \u201c<strong>primario\/dominante\u201d, la rete \u201cche conta\u201d. <\/strong>Esiste comunque anche un importante <strong>aiuto \u201ccomplementare\u201d, la rete \u201cche integra\u201d, <\/strong>che proviene principalmente dai servizi soprattutto in siti urbani, mentre amici\/vicini e badanti sono di supporto soprattutto nelle aree interne (Fig. 2). In queste aree, con scarsa presenza del supporto del servizio pubblico, il tessuto amicale\/di vicinato sembra in particolare sostenere gli anziani nello svolgimento delle attivit\u00e0 quotidiane, realt\u00e0 che pu\u00f2 agevolare l\u2019invecchiare a domicilio, il cd. <em>ageing in place, <\/em>sebbene poi emergano situazioni diverse in combinazione con il supporto delle altre reti di aiuto, familiari e private.<\/p>\n<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-4029 size-full aligncenter\" src=\"https:\/\/www.lps.polimi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Schermata-2020-11-19-alle-11.17.17.png\" alt=\"\" width=\"679\" height=\"331\" srcset=\"https:\/\/www.lps.polimi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Schermata-2020-11-19-alle-11.17.17.png 679w, https:\/\/www.lps.polimi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Schermata-2020-11-19-alle-11.17.17-300x146.png 300w\" sizes=\"(max-width: 679px) 100vw, 679px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Fonte<\/em>: elaborazioni su dati indagine IN-AGE (120 interviste con anziani, periodo maggio-dicembre 2019).<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-4030 size-full\" src=\"https:\/\/www.lps.polimi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Schermata-2020-11-19-alle-11.18.30.png\" alt=\"\" width=\"733\" height=\"321\" srcset=\"https:\/\/www.lps.polimi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Schermata-2020-11-19-alle-11.18.30.png 733w, https:\/\/www.lps.polimi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Schermata-2020-11-19-alle-11.18.30-300x131.png 300w\" sizes=\"(max-width: 733px) 100vw, 733px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>fonte: ibidem<\/em><\/p>\n<p><strong>A livello regionale <\/strong>emerge un maggiore supporto della famiglia (e dei figli in particolare), in Calabria e nelle Marche (85% e 83%, 68% in Lombardia), in aggiunta ad una maggiore compresenza di pi\u00f9 familiari che aiutano in entrambe le Regioni. Da evidenziare anche la concentrazione di casi senza alcun supporto familiare in Lombardia (33%), meno nelle Marche (18%) e ancora meno in Calabria (15%). Il servizio pubblico, ad es. il SAD, sembra supportare soprattutto in Lombardia e nelle Marche, mentre \u00e8 poco presente in Calabria (13%), dove sembra in qualche modo \u201crimpiazzato\u201d dalle badanti (su 27 casi con badante, 15 sono stati rilevati in Calabria).<\/p>\n<p>In complesso, i racconti degli intervistati se da un lato confermano la <strong>famiglia<\/strong> quale importante pilastro del <strong><em>caregiving<\/em> informale<\/strong>, specie sembrerebbe nei contesti del Mezzogiorno come nel caso della Calabria, dall\u2019altro ne delineano un coinvolgimento effettivo che non \u00e8 pi\u00f9 quello tradizionale, quasi esclusivo di un tempo. I familiari ci sono se occorre, ma impegni di lavoro sempre maggiori, anche fuori Provincia o Regione, ne impediscano spesso un supporto assiduo, specie da parte delle figlie (sempre meno \u201ccasalinghe\u201d), e allora intervengono anche colf, amici e vicini, fondamentali quest\u2019ultimi in alcune circostanze emergenziali. Meno presenti, ma essenziali in certi casi, il servizio pubblico e le badanti. \u00a0Si tratta di un contesto in qualche modo alimentato dagli stessi anziani, i quali sostengono di non voler\u00a0 sempre <strong>\u201cdisturbare\u201d<\/strong> la famiglia, in particolare i figli, e \u201csi organizzano\u201d come possono, talvolta ricorrendo anche al supporto del volontariato o di semplici conoscenti, quest\u2019ultimi stranieri in qualche caso.<\/p>\n<h3><em>Aiuto quotidiano e settimanale<\/em><\/h3>\n<p><strong>L\u2019aiuto quotidiano principale (quasi ogni giorno) proviene dalla famiglia (36% dei casi, figli per il 23%)<\/strong> e dalla <strong>badante (23%, <\/strong>diurna e\/o notturna) (Fig. 3). Famiglia e badante sono pi\u00f9 presenti nei siti rurali delle tre aree interne considerate nello studio, dove sono importanti anche amici\/vicini (17%), mentre nei contesti urbani \u00e8 pi\u00f9 evidente il supporto dei servizi pubblici (19%) e privati (14%) (Fig. 4) Gli aiuti quotidiani della famiglia sono inoltre pi\u00f9 frequenti in Calabria (58%), cos\u00ec come il supporto di badanti (38%) e amici\/vicini (23%). Nel quotidiano la presenza dei servizi pubblici prevale invece in Lombardia (in particolare SAD per pasti a domicilio o igiene personale\/pulizia della casa). Situazione intermedia nelle Marche. Da evidenziare anche l\u2019esiguo numero in complesso di casi senza assistenza quotidiana in Calabria, rispetto alle altre due regioni (solo 13%, contro il 35% nelle Marche e il 55% in Lombardia).<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-4031 size-full aligncenter\" src=\"https:\/\/www.lps.polimi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Schermata-2020-11-19-alle-11.19.55.png\" alt=\"\" width=\"693\" height=\"372\" srcset=\"https:\/\/www.lps.polimi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Schermata-2020-11-19-alle-11.19.55.png 693w, https:\/\/www.lps.polimi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Schermata-2020-11-19-alle-11.19.55-300x161.png 300w\" sizes=\"(max-width: 693px) 100vw, 693px\" \/><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-4032 size-full aligncenter\" src=\"https:\/\/www.lps.polimi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Schermata-2020-11-19-alle-11.20.08.png\" alt=\"\" width=\"686\" height=\"383\" srcset=\"https:\/\/www.lps.polimi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Schermata-2020-11-19-alle-11.20.08.png 686w, https:\/\/www.lps.polimi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Schermata-2020-11-19-alle-11.20.08-300x167.png 300w\" sizes=\"(max-width: 686px) 100vw, 686px\" \/><\/p>\n<p><strong>A livello settimanale<\/strong>, di nuovo prevale il <strong>supporto familiare (51% in complesso, 37% figli) <\/strong>(Fig. 5), specie in siti rurali delle tre aree interne (69%), e riemerge anche un aiuto proveniente dai servizi soprattutto nelle zone urbane, in particolare da quelli pubblici (Fig. 6). Da un <strong>confronto tra frequenza quotidiana e settimanale degli aiuti<\/strong> si nota come tutte le tipologie (badante esclusa) siano pi\u00f9 presenti su base settimanale, in particolare quella familiare (51% contro 36%).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-4033 size-full aligncenter\" src=\"https:\/\/www.lps.polimi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Schermata-2020-11-19-alle-11.21.58.png\" alt=\"\" width=\"627\" height=\"700\" srcset=\"https:\/\/www.lps.polimi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Schermata-2020-11-19-alle-11.21.58.png 627w, https:\/\/www.lps.polimi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Schermata-2020-11-19-alle-11.21.58-269x300.png 269w\" sizes=\"(max-width: 627px) 100vw, 627px\" \/><\/p>\n<h3><em>Prossimit\u00e0 fisica e frequenza degli aiuti familiari<\/em><\/h3>\n<p>La vicinanza\/prossimit\u00e0 abitativa dei familiari (stessa citt\u00e0-comune\/area rurale dove vive l\u2019anziano) ha la sua importanza nell\u2019effettiva assistenza prestata, specie nel quotidiano. Se si confronta infatti\u00a0 la prossimit\u00e0 dei familiari che aiutano quotidianamente e settimanalmente, si nota che in complesso quando<strong> la famiglia \u00e8 di supporto ogni giorno, \u00e8 anche prossima nel 70% dei casi, mentre quando<\/strong> <strong>l\u2019aiuto familiare \u00e8 su base settimanale<\/strong>, la vicinanza abitativa <strong>scende sotto il 50%<\/strong>. Inoltre, <strong>quando solo la famiglia aiuta quotidianamente,<\/strong> <strong>c\u2019\u00e8 almeno un familiare <em>caregiver<\/em> prossimo<\/strong> <strong>nel 23% dei casi, e persino due e oltre nel 35%.<\/strong> Diversamente, in oltre la met\u00e0 dei casi manca un supporto giornaliero quando nessuno dei familiari che aiutano \u00e8 prossimo.<\/p>\n<p>La prossimit\u00e0 della famiglia sembra quindi un fattore chiave per averne maggiore aiuto, tanto che gli intervistati si accontentano a volte di una vicinanza o convivenza abitativa almeno temporanea, tramite <strong><em>care arrangements<\/em><\/strong><strong> stagionali\/emergenziali<\/strong>, con un genitore che passa alcuni mesi invernali presso una figlia, o una figlia che trascorre un periodo a casa della madre per motivi di salute della seconda. Prossimit\u00e0 temporanea che tuttavia non pu\u00f2 essere sostenuta nel tempo e non soddisfa pienamente le esigenze dei nostri intervistati.<\/p>\n<h3><em>Famiglia o servizio pubblico?<\/em><\/h3>\n<p><em>\u201c<strong>Aiutare un anziano dovrebbe essere un compito prioritario delle famiglie o il maggiore aiuto dovrebbe provenire dai servizi pubblici?\u201d<\/strong><\/em> . In risposta a questa domanda la maggior parte degli intervistati <strong>(42%) ritiene che i familiari\/figli<\/strong> (meglio se di genere femminile), se ci sono e se possono\/sono disponibili\/sono capaci, dovrebbero occuparsi dei propri cari anziani, mentre i servizi pubblici potrebbero intervenire in assenza di parenti. In misura minore <strong>(32%) si auspica una collaborazione famiglia-servizio pubblico, <\/strong>con il secondo possibilmente anche a supporto della prima. Sono ancora di meno quanti considerano questa \u201cincombenza\u201d <strong>ruolo esclusivo del supporto pubblico (22%)<\/strong>. Da considerare che spesso gli intervistati, pi\u00f9 che esprimere un\u2019opinione teorica (come\u2019era stato richiesto), hanno risposto sulla base della propria esperienza personale per quanto riguarda l\u2019assistenza eventualmente ricevuta, e immaginandosi\/proiettandosi in un possibile contesto assistenziale futuro, realistico o auspicato.<\/p>\n<p>Da sottolineare come alcuni intervistati che considerano il <em>caregiving<\/em> un ruolo familiare per <em>default<\/em>, riferiscono anche una <strong>precedente esperienza personale di assistenza a propri parenti anziani, <\/strong>e per questo ritengono che tutti debbano fare allo stesso modo, perch\u00e9 \u00e8 quasi una \u201cvergogna\u201d ricorrere alla badante se c\u2019\u00e8 una famiglia. All\u2019opposto, in altri casi, \u00e8 proprio una <strong>precedente esperienza (pesante) di <em>caregiving<\/em><\/strong> a far sentire l\u2019esigenza di un supporto pubblico per la famiglia che assiste. Da sottolineare che la posizione sull\u2019argomento sembra in qualche misura influenzata anche dai <strong>rapporti familiari esistenti<\/strong>. Per esempio, se le relazioni fra l\u2019anziano e la famiglia sono \u201cfredde\u201d, l\u2019anziano tende a non indicare la famiglia quale potenziale e migliore assistenza possibile.<\/p>\n<p>In definitiva, il servizio pubblico sembra in complesso non molto \u201cgettonato\u201d, non ci si crede abbastanza, <strong>si preferisce la famiglia ove possibile<\/strong>, o al limite una <strong>compartecipazione famiglia-servizio pubblico.<\/strong> <strong>Quando si \u00e8 anziani si vorrebbe quindi la propria famiglia vicino, <\/strong>e solo per necessit\u00e0 (ad es. quando la famiglia non \u00e8 disponibile, o ci sono contrasti familiari) ci si rassegna a supporti diversi, pubblici o privati. E probabilmente anche quanti si mostrano comprensivi verso figli che non hanno la possibilit\u00e0 di assisterli, e si orientano verso un intervento pubblico, sono in realt\u00e0 combattuti tra il desiderio di <strong>soddisfare i propri bisogni di anziano \u201cin famiglia\u201d e il <\/strong>desiderio di non oberare troppo i propri congiunti<strong>, <\/strong>richiedendo cos\u00ec <strong>aiuto \u201cfuori dalla famiglia\u201d<\/strong>, specie se il livello delle limitazioni fisiche \u00e8 notevole.<\/p>\n<h3><em>Ageing in place e possibili traiettorie d\u2019intervento <\/em><\/h3>\n<p>Gli <strong>anziani che vivono soli<\/strong> nel nostro Paese hanno difficolt\u00e0 nello svolgere talune importanti attivit\u00e0 della vita quotidiana senza aiuto, specie quelle che richiedono una certa mobilit\u00e0, con conseguente rischio di cadute. La possibilit\u00e0 di svolgere tali attivit\u00e0 non dipende tuttavia solo da fattori socio-economici individuali ma \u00e8 legata anche a fattori contestuali quali abitazione, edificio e contesto urbano, in aggiunta alle caratteristiche delle soluzioni assistenziali disponibili (Sarlo et al., 2019). A riguardo, la rete di protezione sociale emersa dallo studio IN-AGE \u00e8 ancora costituita <strong>soprattutto <\/strong><strong>da familiari, sebbene non come un tempo<\/strong>, con l\u2019ausilio di colf e badanti, amici e vicini, volontari e semplici conoscenti. Supporta anche <strong>il servizio pubblico, tuttavia non \u201cin prima linea<\/strong>\u201d. I servizi domiciliari pubblici in particolare, sebbene coprano il fabbisogno di assistenza qualificata, non riescono tuttavia a soddisfare un\u2019esigenza di aiuto che in diversi casi \u00e8 anche continuativa (Ranci, 2019). La famiglia cos\u00ec affianca ancora il nostro sistema di <em>welfare<\/em> e svolge un importante ruolo di \u201cammortizzatore sociale\u201d verso i membri pi\u00f9 vulnerabili, quale espressione di forti legami intergenerazionali ancora esistenti nel nostro Paese (ISTAT, 2019).<\/p>\n<p>Occorre allora individuare <strong>strategie nuove da proporre<\/strong> <strong>a sostegno<em>, <\/em><\/strong><em>care arrangements<\/em> che possano migliorare la qualit\u00e0 della vita degli anziani soli a domicilio e rispettivi familiari<em> caregiver<\/em>, spesso oberati quando presenti. Non solo <em>health-social care <\/em>quindi, ma piuttosto<em> life care, <\/em>per ridurre il rischio d\u2019istituzionalizzazione delle persone pi\u00f9 fragili o con problemi di scarsa autonomia residua. Uno <em>starting point<\/em> potrebbe essere quello di far decollare <strong>l\u2019innovazione dei servizi domiciliari<\/strong> attraverso una <strong>reale integrazione tra pubblico e privato, tra sociale e sanitario, a favore di un\u2019effettiva continuit\u00e0 delle cure, <\/strong>anche col supporto delle <strong>nuove tecnologie<\/strong> (eHealth), potenzialmente in grado di migliorare efficienza e qualit\u00e0 dei servizi. In particolare sembra necessario superare l\u2019anacronistica <strong>frammentazione del sistema LTC Italiano<\/strong> in riferimento a fonti di finanziamento e <em>governance<\/em>, con servizi sanitari e sociali che ancora sono due distinti settori solo parzialmente connessi. Sarebbe anche utile <strong>integrare formalmente badanti qualificate, formate e garantite nel <\/strong><strong>network dei servizi pubblici locali-domiciliari, <\/strong>fatto che potrebbe aiutare a superare i contratti \u201cverbali\u201d in nero e offrire in complesso un servizio pi\u00f9 adeguato alle esigenze degli anziani (Pasquinelli, 2019). Inoltre, l\u2019obiettivo di un\u2019assistenza domiciliare innovativa dovrebbe essere anche quello di considerare come <strong>destinatari delle cure non solo gli anziani fragili ma anche i rispettivi familiari<em> caregiver<\/em>,<\/strong> attraverso servizi di sollievo, centri diurni e opportunit\u00e0 formative (Lamura et al., 2008; Piccinini et al., 2020). Migliori e meno stressanti condizioni di vita per quest\u2019ultimi possono infatti avere effetti positivi indiretti sugli anziani fragili assistiti (Costa et al., 2020).<\/p>\n<p>Tutto questo ovviamente tenendo presenti le <strong>differenze territoriali<\/strong> <strong>regionali<\/strong> comunque emerse dallo studio IN-AGE ed esistenti nel nostro Paese, a <strong>sfavore del Sud<\/strong> in particolare per quanto riguarda la difficolt\u00e0 nello svolgimento di attivit\u00e0 quotidiane di base, e lo <strong>scarso supporto ottenuto dai servizi pubblici di assistenza domiciliare<\/strong>, a fronte di una <strong>maggiore presenza effettiva della famiglia e delle badanti<\/strong>. Tali divari Nord-Sud nei servizi sociali creano peraltro anche un <em>\u201c<\/em><em>regime di cittadinanza differenziato\u201d <\/em>a sfavore del Mezzogiorno (Martinelli, 2019). Differenze territoriali da declinare anche nel<strong> dualismo rurale-urbano, <\/strong>che pone per molti aspetti su due piani diversi i comuni delle aree interne e le citt\u00e0 urbane del nostro Paese, a fronte di una decisa maggiore problematicit\u00e0 delle condizioni di vita nei primi dovuta anche alla carenza di servizi, specie pubblici, che possano sostenere nel quotidiano, a fronte di una maggiore presenza di anziani con limitazioni fisiche molto elevate. Le aree interne sono infatti zone periferiche e ultra-periferiche caratterizzate da intensi processi di contrazione socio-economica, spopolamento e abbandono. Sono aree distanti dai poli di sviluppo e carenti nell\u2019offerta dei servizi essenziali (salute, istruzione e mobilit\u00e0), ma al tempo stesso con un\u2019elevata disponibilit\u00e0 di risorse ambientali e culturali da valorizzare.<\/p>\n<p>Da considerare infine che la <strong>pandemia da COVID-19<\/strong> ha messo a dura prova l\u2019attuale sistema assistenziale Italiano rivolto agli anziani, in particolare nelle RSA (Arlotti, Ranci, 2020), e inoltre con <strong>sospensione o riduzione di alcuni servizi domiciliari tradizionali durante il confinamento. <\/strong>Al tempo stesso la grave emergenza sanitaria che stiamo vivendo ha richiesto di mettere in campo un <strong>\u201cripensamento\u201d ed una \u201criorganizzazione\u201d dell\u2019esistente<\/strong>, al fine di una maggiore flessibilit\u00e0 e rimodulazione delle modalit\u00e0 d\u2019intervento, nel cui ambito associazioni informali di cittadini, comunit\u00e0 locale, volontariato e tecnologie informatiche possono fornire un supporto fondamentale nell\u2019erogazione del servizio, anche \u201ca distanza\u201d per quanto possibile. Riorganizzazione da tenere presente, estendere e rendere sostenibile anche <strong>oltre l\u2019emergenza pandemica <\/strong>(Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali-ANCI, 2020).<\/p>\n<p><strong><em>Bibliografia di riferimento<\/em><\/strong><\/p>\n<ul>\n<li>Arlotti, M., Ranci, C. (2020) <em>La strage nascosta. cosa \u00e8 accaduto nelle residenze per anziani durante la pandemia. <\/em>Laboratorio di politiche sociali, Politecnico di Milano, <a href=\"https:\/\/www.lps.polimi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/la-strage-nascosta_inage.pdf\">https:\/\/www.lps.polimi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/la-strage-nascosta_inage.pdf<\/a><\/li>\n<li>Costa, G., Melchiorre, M.G., Arlotti, M. (2020<em>) Ageing in place in different care regimes. The role of care arrangements and the implications for the quality of life and social isolation of frail older people<\/em>, in DAStU Working Paper Series, n. 03\/2020 (LPS.10) <a href=\"https:\/\/www.lps.polimi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/WP-Dastu-n.-032020-LPS.10_Costa-Arlotti-Melchiorre.pdf\">https:\/\/www.lps.polimi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/WP-Dastu-n.-032020-LPS.10_Costa-Arlotti-Melchiorre.pdf<\/a><\/li>\n<li>ISTAT (2019) <em>Conoscere il mondo della disabilit\u00e0: persone, relazioni e istituzioni. Letture statistiche<\/em> \u2013 Temi. <a href=\"https:\/\/www.istat.it\/it\/files\/2019\/12\/Disabilit%C3%A0-1.pdf\">https:\/\/www.istat.it\/it\/files\/2019\/12\/Disabilit%C3%A0-1.pdf<\/a><\/li>\n<li>Lamura, G., Mnich, E., Nolan, M., Wojszel, B., Krevers, B., Mestheneos, L., D\u00f6hner, H. on behalf of the EUROFAMCARE Group (2008) Family Carers&#8217; Experiences Using Support Services in Europe: Empirical Evidence From the EUROFAMCARE Study,\u00a0<em>The Gerontologist<\/em>, 48(6):752-771,\u00a0<a href=\"https:\/\/academic.oup.com\/gerontologist\/article\/48\/6\/752\/651136\">https:\/\/academic.oup.com\/gerontologist\/article\/48\/6\/752\/651136<\/a><\/li>\n<li>Martinelli, F. (2019)\u00a0I divari Nord-Sud nei servizi sociali\u00a0in Italia.\u00a0Un regime di cittadinanza\u00a0differenziato e un freno allo\u00a0sviluppo del Paese,\u00a0<em>Rivista economica del Mezzogiorno,<\/em>\u00a033(1): 41-79.<\/li>\n<li>Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali-ANCI (2020) <em>I servizi sociali al tempo del Coronavirus<\/em>, <a href=\"http:\/\/www.grusol.it\/informazioni\/28-07-20.PDF\">http:\/\/www.grusol.it\/informazioni\/28-07-20.PDF<\/a><\/li>\n<li>Pasquinelli,\u00a0S. (2019) L\u2019innovazione nei servizi: a che punto siamo?. <em>welforum.it Newsletter<\/em>, 24 giugno, <a href=\"https:\/\/welforum.it\/13783-2\/\">https:\/\/welforum.it\/13783-2\/<\/a>.<\/li>\n<li>Piccinini, F., Gagliardi, C., Lamura, G., Fabbietti, P. (2020) <em>L\u2019assistenza alle persone anziane non autosufficienti nella Regione Marche: il punto di vista degli interessati e delle loro famiglie.<\/em> IRCCS INRCA, <em>Centro Studi e Ricerche Economico-Sociali per l&#8217;invecchiamento, <\/em>Ancona, Aprile 2020. \u00a0<a href=\"https:\/\/www.inrca.it\/inrca\/files\/Marzio\/Documenti\/INRCA%20-%20Report%20sulla%20popolazione%20anziana%20non%20autosufficiente%20nella%20Regione%20Marche%20-%20Aprile%202020.pdf\">https:\/\/www.inrca.it\/inrca\/files\/Marzio\/Documenti\/INRCA%20-%20Report%20sulla%20popolazione%20anziana%20non%20autosufficiente%20nella%20Regione%20Marche%20-%20Aprile%202020.pdf<\/a><\/li>\n<li>Ranci, C. (2019) <em>La solitudine dei numeri ultimi. <\/em>Laboratorio di politiche sociali, Politecnico di Milano, <a href=\"https:\/\/www.lps.polimi.it\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/report-in-age-def1.pdf\">https:\/\/www.lps.polimi.it\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/report-in-age-def1.pdf<\/a><\/li>\n<li>Sarlo, A., Bagnato, F., Martinelli, F. (2019) <em>Ageing in place and the built environment. Implications for the quality of life and the risks of isolation of frail older people<\/em>, in DAStU Working Paper Series, n. 04\/2019 (LPS.06). <a href=\"https:\/\/www.lps.polimi.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/DAStU_LPS_WP06-2019.pdf\">https:\/\/www.lps.polimi.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/DAStU_LPS_WP06-2019.pdf<\/a><\/li>\n<\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Gabriella Melchiorre (INRCA IRCCS, Ancona) La nota presenta alcuni risultati preliminari dello studio IN-AGE (INclusive AGEing in place, finanziato da Fondazione Cariplo, grant n. 2017-0941). 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