Il sito del Laboratorio di Politiche Sociali

di Stefania Cerea (Politecnico di Milano)

In questa nota presentiamo in anteprima alcuni primi risultati derivanti dall’indagine condotta all’interno del progetto IN-AGE[1]. L’indagine ha coinvolto 140 anziani che vivono soli a domicilio, intervistati lo scorso anno (fra maggio e dicembre 2019) da Nord a Sud, in tre città (Brescia, Ancona, Reggio Calabria, per un totale di 72 interviste) e in tre “aree interne” (Oltrepò Pavese, Appennino Basso Pesarese e Anconetano, Grecanica, per un totale di 48 interviste). In particolare, questa nota si focalizza sui contesti urbani, affrontando uno dei temi chiave della ricerca, ovvero la relazione tra fragilità, isolamento sociale e senso di solitudine.

I concetti chiave: fragilità, isolamento sociale e senso di solitudine

Fragilità, isolamento sociale e senso di solitudine rappresentano tre concetti chiave del programma di ricerca IN-AGE. Con il concetto di fragilità s’intendono le limitazioni fisiche che riducono in misura più o meno ampia la capacità della persona anziana di svolgere senza difficoltà le principali attività della vita quotidiana. L’isolamento sociale, invece, è definito dalle principali caratteristiche della rete di persone con le quali l’anziano intrattiene un rapporto di confidenza. Infine, per senso di solitudine (definito loneliness nella letteratura internazionale), s’intende una condizione soggettiva, data dalla solitudine percepita dall’anziano.

La condizione di fragilità: quale relazione con l’isolamento sociale e la loneliness?

Definiti i concetti chiave, quale relazione esiste tra la fragilità della persona anziana, il grado e il tipo di isolamento sociale che sperimenta e il livello di solitudine che percepisce? Secondo la letteratura, le limitazioni fisiche possono ridurre la possibilità di mantenere e costruire relazioni sociali, favorendo in questo modo l’isolamento sociale e il senso di solitudine dell’anziano.

Ma cosa emerge dalla nostra indagine condotta nei contesti urbani (Brescia, Ancona e Reggio Calabria)? La relazione messa in evidenza dalla letteratura è visibile anche in queste aree oppure no? E quali prime ipotesi possiamo proporre per provare a spiegare quanto osservato?

La relazione tra fragilità e isolamento sociale

Se incrociamo i dati sui livelli di fragilità delle persone anziane (lieve, moderato, elevato e molto elevato[2]) con quelli sull’ampiezza della rete di confidenti, non emerge una relazione tra la fragilità e l’isolamento sociale. Fra gli anziani che presentano limitazioni elevate, la quota di coloro che non hanno confidenti è superiore al valore medio di ben 10 punti percentuali (22% vs 12%) e, nel medesimo gruppo, la percentuale di chi ha quattro o più confidenti è inferiore alla media (39% vs 43%). Tuttavia, se osserviamo gli estremi della scala di fragilità, notiamo qualcosa di interessante: sia fra le persone anziane con limitazioni lievi, sia fra quelle con limitazioni molto elevate, ovvero le più fragili, la quota di chi non ha confidenti è la medesima, ed è pari al dato medio (12%). Inoltre, anche se la percentuale di anziani più fragili che hanno il numero massimo di confidenti è al di sotto della media (37% vs 43%), è tra le persone anziane meno fragili che tale percentuale raggiunge il valore minimo (31%).

Relazione fra i livelli di fragilità e l’ampiezza della rete di confidenti delle persone anziane intervistate (distribuzione percentuale)

  Nessun confidente Da 1 a 3 confidenti 4 o più confidenti Totale
Limitazioni lievi 12,5 56,3 31,3 100,0
Limitazioni moderate 4,5 36,4 59,1 100,0
Limitazioni elevate 22,2 38,9 38,9 100,0
Limitazioni molto elevate 12,5 50,0 37,5 100,0
Totale 12,5 44,4 43,1 100,0

Fonte: elaborazioni su dati indagine IN-AGE (72 interviste con anziani, periodo maggio-dicembre 2019).

In sostanza, soffrire di limitazioni molto elevate sembra comportare un minor rischio di isolamento sociale, inteso come assenza di confidenti, che non soffrire di limitazioni elevate, ed anche inteso come numero di confidenti, che non soffrire di limitazioni lievi. A fronte di questo risultato, è possibile ipotizzare che le persone anziane più fragili, avendo bisogno di maggiore supporto, vengano a contatto più diffusamente con potenziali confidenti, ma anche che, a causa delle forti difficoltà che si trovano ad affrontare, tendano ad aprirsi maggiormente con le persone che le circondano. Al contrario, le persone anziane con limitazioni lievi, avendo uno stile di vita maggiormente “attivo”, quindi più soddisfacente, potrebbero avvertire un minore bisogno di confidarsi ed avere meno tempo per farlo. D’altro canto, potrebbe sussistere anche una spiegazione opposta: proprio perché quasi totalmente autosufficienti, queste persone potrebbero ricevere (o richiedere) minore attenzione da parte degli altri. Dunque, nel primo caso all’isolamento sociale potrebbe non accompagnarsi un corrispondente senso di solitudine, mentre nel secondo caso sì.

La relazione tra fragilità e presenza dei familiari nelle reti di confidenza

Se prendiamo in considerazione la percentuale di familiari che fanno parte della rete dei confidenti delle persone anziane, sembra emergere una relazione coi livelli di fragilità, anche se non mancano eccezioni. Fra gli anziani con limitazioni elevate o molto elevate, la quota di coloro che non hanno familiari con cui confidarsi è superiore alla media (28 e 25% vs 21%), mentre la percentuale di chi ha una rete di confidenti composta in maggioranza da familiari è inferiore (33 e 31% vs 42%). Tuttavia, fra gli anziani meno fragili si osserva la quota più alta di coloro che non hanno familiari con cui confidarsi (31%) e la stessa percentuale di reti di confidenza prevalentemente familiari degli anziani più fragili (31%).

Relazione fra i livelli di fragilità e la percentuale di familiari nella rete dei confidenti delle persone anziane intervistate (distribuzione percentuale)

  Nessun confidente Nessun confidente familiare Familiari

in

minoranza

Familiari

in

maggioranza

Totale
Limitazioni lievi 12,5 31,3 25,0 31,3 100,0
Limitazioni moderate 4,5 4,5 27,3 63,7 100,0
Limitazioni elevate 22,2 27,8 16,7 33,4 100,0
Limitazioni molto elevate 12,5 25,0 31,3 31,3 100,0
Totale 12,5 20,8 25,0 41,6 100,0

Fonte: elaborazioni su dati indagine IN-AGE (72 interviste con anziani, periodo maggio-dicembre 2019).

Questo risultato sembrerebbe aggiungere un ulteriore tassello esplicativo a quanto ipotizzato più sopra. Se le persone anziane più fragili hanno una maggiore probabilità di avere un’ampia rete di confidenti rispetto a quelle meno fragili, in entrambi i casi tale rete non vede predominare i familiari. Nel primo caso, è possibile ipotizzare che un maggiore bisogno di cura porti gli anziani con limitazioni molto elevate a contatto con figure di supporto extra-familiari (amici, vicini, colf, badanti, operatori dei servizi, ecc.), con le quali è possibile che col tempo si instauri un rapporto di confidenza. Nel secondo caso, invece, proprio lo stile di vita maggiormente “attivo” potrebbe portare gli anziani con limitazioni lievi a contatto con persone che non appartengono alla loro cerchia familiare.

La relazione tra fragilità e prossimità delle reti di confidenza

Se ci concentriamo sull’ampiezza della rete dei confidenti che vivono nella stessa città delle persone anziane, la relazione coi livelli di fragilità ripropone la differenza fra anziani con limitazioni elevate, molto elevate e lievi, già osservata in relazione all’ampiezza della rete dei confidenti. La quota di persone anziane con limitazioni elevate che non hanno confidenti locali è quasi il doppio di quella degli anziani meno fragili, ma anche di quella degli anziani più fragili (11% vs 6%). Sul versante opposto, fra le persone anziane con limitazioni elevate la percentuale di coloro che hanno il maggior numero di confidenti (tre o più) è inferiore al valore medio di ben 15 punti percentuali (28% vs 43%), mentre fra gli anziani più fragili questa quota supera tale valore di sette punti (50%), per ridiscendere rispetto alla media di ben 12 punti (31%) fra gli anziani meno fragili.

 

Relazione fra i livelli di fragilità e l’ampiezza della rete di confidenti locali delle persone anziane intervistate (valori assoluti e distribuzione percentuale)

  Nessun confidente Nessun confidente locale Da 1 a 2 confidenti locali 3 o più confidenti locali Totale
Limitazioni lievi 12,5 6,3 50,0 31,3 100,0
Limitazioni moderate 4,5 0,0 36,4 59,1 100,0
Limitazioni elevate 22,2 11,1 38,9 27,8 100,0
Limitazioni molto elevate 12,5 6,3 31,3 50,0 100,0
Totale 12,5 5,6 38,9 43,1 100,0

Fonte: elaborazioni su dati indagine IN-AGE (72 interviste con anziani, periodo maggio-dicembre 2019).

Dunque, soffrire di limitazioni molto elevate sembra comportare un minor rischio di isolamento sociale, inteso come assenza di confidenti locali, che non soffrire di limitazioni elevate, ed anche inteso come numero di confidenti locali, che non soffrire di limitazioni lievi. In questo caso, è possibile ipotizzare che le persone anziane più fragili, essendo pesantemente limitate nella loro mobilità, tendano ad avere una rete di confidenti locali più ampia, mentre gli anziani con limitazioni lievi, potendo spostarsi più agevolmente, abbiano maggiori possibilità di sviluppare rapporti extra-locali.

La relazione tra fragilità e contatti quotidiani delle reti di confidenza

La relazione fra i livelli di fragilità delle persone anziane e il numero di confidenti con cui intrattengono contatti quotidiani non presenta un andamento lineare. Fra gli anziani con limitazioni elevate o molto elevate, la quota di coloro che non hanno confidenti quotidiani è superiore alla media (27 e 25% vs 21%), ma quella di coloro che hanno tre o più confidenti quotidiani si abbassa solo nel caso delle persone anziane con limitazioni elevate (22%), mentre si alza fra quelle più fragili (37%, ben 13 punti percentuali oltre il valore medio). Inoltre, anche in questo caso emerge la situazione peculiare degli anziani meno fragili: solo il 6%, infatti, ha tre o più confidenti quotidiani, la percentuale più bassa dell’intero campione.

Relazione fra i livelli di fragilità e il numero di confidenti quotidiani delle persone anziane (distribuzione percentuale)

  Nessun confidente 0

confidenti quotidiani

1

confidente quotidiano

2

confidenti quotidiani

3+

confidenti quotidiani

Totale
Limitazioni lievi 12,5 12,5 43,8 25,0 6,3 100,0
Limitazioni moderate 4,5 18,2 31,8 13,6 27,3 100,0
Limitazioni elevate 22,2 27,8 5,6 22,2 22,2 100,0
Limitazioni molto elevate 12,5 25,0 12,5 12,5 37,5 100,0
Totale 12,5 20,8 23,6 18,1 23,6 100,0

Fonte: elaborazioni su dati indagine IN-AGE (72 interviste con anziani, periodo maggio-dicembre 2019).

Si può supporre che le persone anziane più fragili, a causa delle loro limitazioni molto elevate, siano oggetto di attenzioni più frequenti da parte della loro rete di confidenti. Altrimenti detto, il “salto” ad una situazione di fragilità molto elevata potrebbe spingere i confidenti ad accrescere la frequenza dei contatti con la persona anziana, fino a farla diventare quotidiana. Inoltre, come già ipotizzato in relazione all’ampiezza della rete di confidenti, gli anziani più fragili, spinti dalle forti difficoltà che si trovano ad affrontare, potrebbero cercare un contatto più frequente coi loro confidenti. Infine, come già osservato riguardo alla composizione della rete di confidenti, le persone anziane con limitazioni molto elevate potrebbero sviluppare rapporti di confidenza con coloro che li supportano quotidianamente (ad esempio, vicini, colf e badanti). Per quanto riguarda le persone anziane con limitazioni lievi, come già ripetuto più volte il loro stile di vita maggiormente “attivo” e soddisfacente oppure la loro quasi totale autosufficienza potrebbero limitare la frequenza dei contatti coi confidenti.

La relazione tra fragilità e contatti face-to-face delle reti di confidenza

La relazione fra i livelli di fragilità delle persone anziane e il numero di confidenti con cui hanno contatti in presenza fa emerge la differenza già osservata più volte fra coloro che hanno limitazioni elevate e coloro che hanno limitazioni molto elevate. Fra i primi, la percentuale di chi ha solo un confidente face-to-face supera di 15 punti percentuali il valore medio (39% vs 24%), mentre fra i secondi la stessa percentuale si dimezza rispetto alla media (12%). Al contrario, fra le persone anziane che hanno limitazioni elevate, la quota di coloro che hanno tre o più confidenti face-to-face è inferiore di nove punti rispetto alla media (28% vs 37%), mentre fra gli anziani che hanno limitazioni molto elevate, la stessa quota è pari alla media (37%).

Relazione fra i livelli di fragilità e il numero di confidenti face-to-face delle persone anziane (distribuzione percentuale)

  Nessun confidente 0 confidenti f-to-f 1 confidente f-to-f 2 confidenti f-to-f 3+ confidenti f-to-f Totale
Limitazioni lievi 12,5 0,0 31,3 25,0 31,3 100,0
Limitazioni moderate 4,5 4,5 13,6 27,3 50,0 100,0
Limitazioni elevate 22,2 0,0 38,9 11,1 27,8 100,0
Limitazioni molto elevate 12,5 0,0 12,5 37,5 37,5 100,0
Totale 12,5 1,4 23,6 25,0 37,5 100,0

Fonte: elaborazioni su dati indagine IN-AGE (72 interviste con anziani, periodo maggio-dicembre 2019).

Questa differenza potrebbe essere messa in relazione con i dati sui confidenti locali. Gli anziani più fragili, molto più spesso di quelli con limitazioni elevate, presentano una rete di confidenti locali ampia, e questo può favorire i contatti face-to-face. Inoltre, come già ipotizzato in relazione alla rete di confidenti quotidiani, il “passaggio” ad una situazione di fragilità molto elevata potrebbe spingere i confidenti (probabilmente familiari) ad accrescere i contatti face-to-face con la persona anziana e ad estendere la rete di aiuto di quest’ultima, possibile fonte di rapporti di confidenza in presenza.

La relazione tra fragilità e senso di solitudine

Guardiamo infine la relazione fra i livelli di fragilità delle persone anziane e i loro livelli di solitudine percepita (divisi in lieve, moderato, elevato e molto elevato[3]). Come nel caso dell’isolamento sociale, la relazione non solo non è lineare, ma rispecchia i risultati presentati fin qui. Non sono gli anziani più fragili a soffrire di un maggiore livello di loneliness: la distribuzione percentuale di questo gruppo di anziani fra i diversi gradi di solitudine percepita non si discosta quasi per nulla dai valori medi. Invece, se solo si scende di un gradino nella scala della fragilità, prendendo in considerazione le persone anziane che hanno limitazioni elevate, la quota che soffre di una solitudine lieve è inferiore alla media (28% vs 31%) e quella di chi soffre di una solitudine molto elevata è superiore (22% vs 18%). D’altro canto, è interessante notare come gli anziani con limitazioni lievi e moderate presentino le percentuali più alte di loneliness elevata (rispettivamente 31 e 27%), e che coloro che soffrono di limitazioni moderate presentino la percentuale più alta di loneliness molto elevata (27%).

Relazione fra i livelli di fragilità e i livelli di loneliness delle persone anziane (distribuzione percentuale)

  Loneliness lieve Loneliness moderata Loneliness elevata Loneliness molto elevata Totale
Limitazioni lievi 43,8 25,0 31,3 0,0 100,0
Limitazioni moderate 22,7 22,7 27,3 27,3 100,0
Limitazioni elevate 27,8 33,3 16,7 22,2 100,0
Limitazioni molto elevate 31,3 25,0 25,0 18,8 100,0
Totale 30,6 26,4 25,0 18,1 100,0

Fonte: elaborazioni su dati indagine IN-AGE (72 interviste con anziani, periodo maggio-dicembre 2019).

Tenendo conto dei risultati emersi fin qui, e per quanto riguarda le persone anziane più fragili, è ipotizzabile che la forte diffusione di ampie reti di confidenti locali, con le quali si hanno contatti quotidiani e face-to-face, siano fattori che giochino un certo ruolo nel determinare livelli di loneliness in linea con la media. Un basso isolamento sociale che sembra motivato proprio dalla maggiore necessità di supporto di cui abbisognano gli anziani con limitazioni molto elevate, che li porta a contatto con persone (familiari e non) che sono anche confidenti o potenzialmente tali. Per ciò che riguarda le persone anziane con limitazioni lievi e moderate, potrebbe trovare conferma l’ipotesi della scarsa attenzione da parte degli altri, che tendono a farsi più presenti quando i bisogni di cura degli anziani diventano rilevanti e non più totalmente delegabili.

[1] Il progetto INclusive AGEing in place (IN-AGE) è finanziato da Fondazione Cariplo (grant n. 2017-0941).

[2] I livelli sono stati definiti sulla base del numero di attività della vita quotidiana che l’anziano non è in grado di svolgere.

[3] A partire dalle interviste con gli anziani sono stati individuati quattro livelli di solitudine:

1) “Nulla o lieve”: la persona anziana non si sente sola o percepisce raramente un senso di solitudine.

2) “Moderata”: la persona anziana ogni tanto si sente sola, ma questa sensazione è legata ad eventi contingenti (ad esempio, un giorno di pioggia), a determinati momenti della giornata o della settimana (ad esempio, la sera prima di andare a dormire o nel fine settimana), a definiti periodi dell’anno (ad esempio, durante le principali festività), e quasi mai è descritta come sensazione intensa.

3) “Elevata”: la persona anziana si sente spesso sola e questa sensazione è intensa.

4) “Molto elevata”: la persona anziana si sente spesso sola e questa sensazione è così intensa da generare effetti psico-fisici percepibili: stati depressivi, insonnia, incapacità di trovare un senso alla propria vita e, in qualche raro caso, pensieri suicidi.

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