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Invecchiare a domicilio nei contesti urbani, primi risultati dell’indagine sul campo
di Stefania Cerea (Politecnico di Milano)
(la foto della cover è un dipinto di Daniele Rallo).

In questa nota presentiamo in anteprima ulteriori risultati dell’indagine che ha coinvolto 140 anziani che vivono soli a domicilio, intervistati da Nord a Sud, in tre città (Brescia, Ancona, Reggio Calabria) e in tre “aree interne” (Oltrepò Pavese, Appennino Basso Pesarese e Anconetano, Grecanica). In particolare, ci focalizzeremo sui contesti urbani (dove sono stati intervistati 72 anziani, fra maggio e dicembre 2019), affrontando un altro dei temi cardine del progetto IN-AGE: il rapporto tra isolamento sociale e senso di solitudine[1].

 

Quale relazione tra l’isolamento sociale e il senso di solitudine?

In una precedente nota abbiamo introdotto due concetti fondanti del programma di ricerca IN-AGE, l’isolamento sociale e il senso di solitudine[2]. L’isolamento sociale è definito dalle principali caratteristiche della rete di persone con le quali la persona anziana intrattiene un rapporto di confidenza (ampiezza, composizione, prossimità fisica, frequenza e modalità dei contatti con i confidenti). Invece, il senso di solitudine (definito loneliness nella letteratura internazionale) è una condizione soggettiva, data dalla solitudine percepita dall’anziano.

Quale relazione esiste tra il grado e il tipo di isolamento sociale sperimentato dalle persone anziane e il livello di solitudine che percepiscono? Ci si aspetterebbe che gli anziani privi di confidenti, oppure che ne hanno pochi, e magari lontani, o con i quali non hanno rapporti frequenti o di persona, tendano a sentirsi soli. Ma di fatto non sempre ciò avviene e neppure avviene sempre il contrario. Infatti, come mostra la letteratura sul tema, nel dar forma alla relazione fra questi due concetti un ruolo cruciale ricoprono le aspettative che le persone anziane nutrono rispetto alle relazioni sociali. Così, possono esserci anziani “oggettivamente” isolati sul piano sociale, i quali tuttavia non si sentono soli, e viceversa.

Cosa emerge dall’indagine condotta nel progetto IN-AGE, in particolare nei contesti urbani (Brescia, Ancona e Reggio Calabria)? L’isolamento sociale e il senso di solitudine viaggiano sempre di pari passo oppure no? E quali prime ipotesi possiamo proporre per provare a spiegare quanto osservato?

La relazione fra l’estensione della rete di confidenti e il senso di solitudine

La relazione fra l’estensione della rete dei confidenti delle persone anziane intervistate e i livelli di solitudine da esse percepiti è piuttosto evidente, e questo conferma quanto emerso dalla letteratura sull’importanza della qualità della relazione. Tuttavia, avere un numero più ampio di confidenti non sembra proteggere in misura rilevante dal rischio di loneliness. Fra le persone che non hanno alcun confidente, la percentuale di coloro che soffrono di loneliness lieve è la più bassa (22%), mentre quella di chi soffre di loneliness molto elevata è la più alta (33%, quasi il doppio del dato medio). Invece, fra coloro che hanno almeno quattro confidenti, la percentuale di chi soffre di loneliness lieve è sì la più elevata (35%), ma quella di chi soffre di loneliness elevata è superiore alla media, seppur di poco (26% vs 25%), e quella di chi soffre di loneliness molto elevata è sotto la media di soli due punti percentuali (16% vs 18%), ed è peraltro uguale a quella di chi ha meno confidenti. Dunque, è presumibile che le relazioni di confidenza, essendo fortemente espressive, siano in grado di limitare il senso di solitudine anche se non particolarmente numerose.

Relazione fra l’estensione della rete di confidenti e il livello di loneliness delle persone anziane intervistate (distribuzione percentuale)

  Loneliness lieve Loneliness moderata Loneliness elevata Loneliness molto elevata Totale
Nessun confidente 22,2 33,3 11,1 33,3 100,0
Da 1 a 3 confidenti 28,1 28,1 28,1 15,6 100,0
4 o più confidenti 35,5 22,6 25,8 16,1 100,0
Totale 30,6 26,4 25,0 18,1 100,0

Fonte: elaborazioni su dati indagine IN-AGE (72 interviste con anziani, periodo maggio-dicembre 2019).

 

La relazione fra la rete di confidenti familiari e il senso di solitudine

Se si considerano i soli confidenti che appartengono alla rete familiare, la relazione con il senso di solitudine sussiste nel caso di loneliness lieve, ma si va stemperando al crescere del livello di solitudine percepita. Fra le persone che non hanno alcun familiare fra i loro confidenti, la percentuale di coloro che soffrono di loneliness lieve è inferiore alla media di quattro punti percentuali (27% vs 31%), mentre quella di chi soffre di loneliness molto elevata è superiore alla media, ma solo di due punti (20% vs 18%), ed è peraltro uguale a quella di coloro che hanno almeno tre familiari fra i loro confidenti. Fra questi ultimi, si osserva la quota più elevata di persone che soffrono di loneliness lieve (35%), mentre la percentuale di chi soffre di loneliness elevata è in linea con la media (25%). Questo risultato sembra confermare quanto emerso dall’analisi della relazione fra reti familiari nel loro complesso e senso di solitudine, presentata in un’altra nota[3].

Relazione fra l’estensione della rete di confidenti familiari e il livello di loneliness delle persone anziane intervistate (distribuzione percentuale)

  Loneliness lieve Loneliness moderata Loneliness elevata Loneliness molto elevata Totale
Nessun confidente 22,2 33,3 11,1 33,3 100,0
Nessun confidente familiare 26,7 40,0 13,3 20,0 100,0
Da 1 a 2 confidenti familiari 32,1 21,4 35,7 10,7 100,0
3 o più confidenti familiari 35,0 20,0 25,0 20,0 100,0
Totale 30,6 26,4 25,0 18,1 100,0

Fonte: elaborazioni su dati indagine IN-AGE (72 interviste con anziani, periodo maggio-dicembre 2019).

La relazione scompare del tutto se si considera il peso dei familiari nella rete di confidenti delle persone anziane intervistate (ovvero l’intensità familiare di tale rete). Fra le persone i cui familiari rappresentano la minoranza dei confidenti, la percentuale di coloro che soffrono di loneliness lieve è la più alta (39%), mentre quella di chi soffre di loneliness molto elevata è la più bassa (11%). Sul versante opposto, fra le persone che hanno solo familiari come confidenti, la quota di coloro che soffrono di loneliness lieve è più bassa della media (25% vs 31%), quella di chi soffre di loneliness elevata è più alta (31% vs 25%), e quella di chi soffre di loneliness molto elevata è poco sopra la media (19% vs 18%).

Relazione fra la % di familiari nella rete dei confidenti e il livello di loneliness delle persone anziane intervistate (distribuzione percentuale)

  Loneliness lieve Loneliness moderata Loneliness elevata Loneliness molto elevata Totale
Nessun confidente 22,2 33,3 11,1 33,3 100,0
Nessun confidente familiare 26,7 40,0 13,3 20,0 100,0
Familiari in minoranza (<50%) 38,9 11,1 38,9 11,1 100,0
Familiari in maggioranza (60-83%) 35,7 28,6 21,4 14,3 100,0
Solo familiari 25,0 25,0 31,3 18,8 100,0
Totale 30,6 26,4 25,0 18,1 100,0

Fonte: elaborazioni su dati indagine IN-AGE (72 interviste con anziani, periodo maggio-dicembre 2019).

Il forte indebolirsi della relazione fra l’isolamento sociale e il senso di solitudine che si osserva passando dal considerare l’intera rete di confidenti delle persone anziane intervistate al considerare la sola rete di confidenti familiari, ma soprattutto la sua intensità sulla rete dei confidenti, è forse imputabile all’importanza del mix di rete. Ovvero, è possibile che un mix di confidenti, familiari e non, consenta alla persona anziana di esprime un ventaglio più ampio e diversificato di confidenze. Come emerso dalle interviste, alcuni anziani non si confidano con i familiari, perlomeno non sempre, poiché questi ultimi sono già a conoscenza dei loro problemi, oppure perché esistono argomenti che gli anziani preferiscono non affrontare con loro (in quanto pensano di non essere compresi, perché alcune confidenze non si possono fare ai familiari, perché temono di farli preoccupare, e così via), oppure ancora perché gli anziani non hanno un buon rapporto con loro. C’è anche chi preferisce confidarsi con persone per lo più sconosciute.

INTERVISTATRICE: E non si confida mai con i suoi figli? Se ha voglia di parlare non…

“Cosa goi de cuntat chi? [espressione dialettale, riportata come è stata pronunciata, che significa “Cosa ti devo raccontare?” (domanda rivolta al figlio, presente all’intervista).”, “Adesso ho trovato una signora in ospedale che poverina quando mi sente è tutta felice “Eh Giulia che piacere, l’aspettavo” e ci raccontiamo la vita per telefono” (LOM_BRE_01)

“A mio figlio non gli posso raccontare niente, perché dopo si arrabbia. Lui quando sto male si arrabbia.”, “Con lei [un’amica] mi trovo meglio che non le altre, anche lei c’ha i nipoti, sai quelle persone molto occupate, poi anche lei fa volontariato. Con lei una telefonata riesco anche a dirle qualcosa.” (MAR_ANC_03)

[Alle figlie] “non si può dire più di tanto”. [La signora aveva un‘amica abbastanza “stretta”, ma ora si vedono e si sentono di rado]: “questa amica c’ha una grossa famiglia, io non ce l’ho più. Ecco. Prima andavamo al mare, insomma ecco. Eravamo molto più strette, ecco.” (MAR_ANC_07)

“Ai miei nipoti dico quello che posso”, “C’è la signora Tota, la mia amica. Lei mi dà affetto, sicurezza.” (CAL_REG_17)

“Sì! Per l’amor di dio. Tante cose io non le racconto neanche a loro [i familiari dell’intervistata]. […] anche se per caso mi fa male la testa, per dirle: “Stai bene?”, “Sì sì, benissimo.”. Io ho fatto l’esempio della testa, che non ho mai il mal di testa. Però se ho anche qualche cosa così, un po’ di malessere, che mi chiedono… quando mi chiama mia sorella: “Stai bene? Hai dormito?”, “Sì sì, benissimo.”.” (LOM_BRE_24)

“Non sono tanto contento di confidarmi con quello o con quell’altro, perché non tutti sono sinceri… io per primo! Con tutti intanto bisogna stare attenti, la famiglia prima di tutti…” (MAR_ANC_19)

“Io confidarmi? Non mi confido! Mi confido con delle persone che non conosco, perché non le vedo più!”

INTERVISTATRICE: Ad esempio?

“Lei.” (LOM_BRE_17)

A ciò si aggiunge quanto osservato al principio sulle aspettative delle persone anziane nei confronti delle reti sociali. Come sembra logico attendersi, e come sembra emergere dalle interviste, le aspettative che gli anziani ripongono rispetto alla presenza e al ruolo di amici e vicini sono inferiori a quelle che ripongono nei confronti dei familiari. Dunque, il tempo che i primi dedicano loro non viene dato per scontato, ed è quindi particolarmente apprezzato.

“è anche normale che gli altri [l’intervistata intende i non familiari], come dice il proverbio, prima per sé poi per gli altri. E capisci ancora, se un piacere lo chiedi una volta, il giorno dopo ci devi pensare un attimo.” (MAR_ANC_10)

“Sì, sì. No per quello è un gran brava [l’intervistata si riferisce a un’amica]. Si è anche affezionata a me.”, “ma non può fermarsi tanto perché anche lei ha i suoi impegni. […] È già tanto quello che fa.” (LOM_BRE_11)

“Le amiche quello mi dicono “se hai bisogno chiama” che veramente non c’è stata una volta che ho chiamato che non mi hanno risposto immediatamente, diciamo. La volontaria/amica UNITALSI viene tutti i giovedì. Giovedì scorso non ha potuto per motivi suoi, familiari, è venuta due giorni prima. Comunque non tralascia.” (MAR_ANC_1)

“Alcuni sì. Sì sì, non tutti ma gli amici più vicini sì. Non tutti, è vero, perché ognuno ha i suoi problemi. C’è chi ce li ha più grossi di me. Quando si arriva ad un’età i problemi ci sono.” (CAL_REG_06)

La relazione fra la rete di confidenza locale e il senso di solitudine

Fra l’estensione della rete dei confidenti che vivono nella stessa città delle persone anziane intervistate e i livelli di solitudine da esse percepiti, sembra esserci una relazione, ma non nel caso di loneliness molto elevata. Tralasciando le persone che non hanno confidenti locali (si tratta solo di quattro persone, di cui tre soffrono di loneliness moderata), e confrontando coloro che hanno uno o due confidenti locali con coloro che ne hanno almeno tre, tra i primi la percentuale di chi soffre di loneliness lieve è decisamente inferiore (29% vs 39%), mentre la quota di chi soffre di loneliness elevata è molto superiore (32% vs 23%). Tuttavia, è tra le persone con più confidenti locali che si osserva la quota maggiore di loneliness molto elevata (19% vs 14%).

Relazione fra l’estensione della rete dei confidenti locali e il livello di loneliness delle persone anziane intervistate (distribuzione percentuale)

  Loneliness lieve Loneliness moderata Loneliness elevata Loneliness molto elevata Totale
Nessun confidente 22,2 33,3 11,1 33,3 100,0
Nessun confidente locale 0,0 75,0 25,0 0,0 100,0
Da 1 a 2 confidenti locali 28,6 25,0 32,1 14,3 100,0
3 o più confidenti locali 38,7 19,4 22,6 19,4 100,0
Totale 30,6 26,4 25,0 18,1 100,0

Fonte: elaborazioni su dati indagine IN-AGE (72 interviste con anziani, periodo maggio-dicembre 2019).

Osservando il peso dei confidenti locali nella rete di confidenti delle persone anziane intervistate (ovvero l’intensità locale di tale rete), emerge lo stesso risultato. Fra le persone con meno della metà dei confidenti che vivono nella stessa città, la percentuale di chi soffre di loneliness lieve è la più bassa (22%), mentre quella di chi soffre di loneliness elevata è la più alta (44%). Al contrario, fra le persone con oltre l’80% di confidenti locali, la percentuale di chi soffre di loneliness lieve è la più alta (34%), mentre quella di chi soffre di loneliness elevata è la più bassa (20%). Tuttavia, è in questo gruppo di anziani che si osserva la quota più alta di chi soffre di loneliness molto elevata (26%).

Relazione fra la % di confidenti locali nella rete dei confidenti e il livello di loneliness delle persone anziane intervistate (distribuzione percentuale)

  Loneliness lieve Loneliness moderata Loneliness elevata Loneliness molto elevata Totale
Nessun confidente 22,2 33,3 11,1 33,3 100,0
Confidenti locali poco presenti (<45%) 22,2 33,3 44,4 0,0 100,0
Confidenti locali presenti (50-80%) 31,6 31,6 31,6 5,3 100,0
Confidenti locali molto presenti (>80%) 34,3 20,0 20,0 25,7 100,0
Totale 30,6 26,4 25,0 18,1 100,0

Fonte: elaborazioni su dati indagine IN-AGE (72 interviste con anziani, periodo maggio-dicembre 2019).

La relazione fra la rete di confidenti quotidiani o face-to-face e il senso di solitudine

L’estensione della rete di confidenti coi quali le persone anziane intervistate intrattengono contatti quotidiani sembra piuttosto importante per ridurre il rischio di solitudine percepita, anche quando quest’ultima si presenta nella sua forma più acuta. Fra le persone che non si confidano quotidianamente con nessuno, la percentuale di coloro che soffrono di loneliness lieve è la più bassa (20%), mentre quella di chi soffre di loneliness molto elevata è la più alta (20%). Al contrario, fra le persone che hanno almeno tre confidenti quotidiani, la percentuale di coloro che soffrono di loneliness lieve è la più alta (53%), mentre quella di chi soffre di loneliness elevata è la più bassa (23%), così come quella di chi soffre di loneliness molto elevata (12%).

Relazione fra l’estensione della rete di confidenti con contatti quotidiani e il livello di loneliness delle persone anziane intervistate (distribuzione percentuale)

  Loneliness lieve Loneliness moderata Loneliness elevata Loneliness molto elevata Totale
Nessun confidente 22,2 33,3 11,1 33,3 100,0
0 confidenti quotidiani 20,0 33,3 26,7 20,0 100,0
1 confidente quotidiano 23,5 29,4 29,4 17,6 100,0
2 confidenti quotidiani 30,8 23,1 30,8 15,4 100,0
3+ confidenti quotidiani 52,9 11,8 23,5 11,8 100,0
Totale 30,6 26,4 25,0 18,1 100,0

Fonte: elaborazioni su dati indagine IN-AGE (72 interviste con anziani, periodo maggio-dicembre 2019).

Invece, la relazione fra l’estensione della rete di confidenti coi quali le persone anziane intervistate intrattengono contatti face-to-face e i livelli di solitudine da esse percepiti non è così evidente. Solo una delle 72 persone intervistate non ha confidenti con i quali ha rapporti di persona, e il suo livello di loneliness è moderato. Fra le persone che hanno un confidente face-to-face, la percentuale di coloro che soffre di loneliness lieve è la più bassa (18%), quella di chi soffre di loneliness elevata è la più alta (41%), mentre la quota di chi soffre di loneliness molto elevata è di nuovo la più bassa (12%). Tra coloro che hanno due confidenti face-to-face, l’unico dato di rilievo è la quota di chi soffre di loneliness moto elevata (22%), la più alta. Mentre tra coloro che hanno almeno tre confidenti face-to-face, il dato rilevante è la quota di chi soffre di loneliness elevata, superiore alla media (30% vs 25%).

Relazione fra il numero di confidenti con contatti face-to-face e il livello di loneliness delle persone anziane intervistate (distribuzione percentuale)

  Loneliness lieve Loneliness moderata Loneliness elevata Loneliness molto elevata Totale
Nessun confidente 22,2 33,3 11,1 33,3 100,0
0 confidenti face-to-face 0,0 100,0 0,0 0,0 100,0
1 confidente face-to-face 17,6 29,4 41,2 11,8 100,0
2 confidenti face-to-face 33,3 33,3 11,1 22,2 100,0
3+ confidenti face-to-face 40,7 14,8 29,6 14,8 100,0
Totale 30,6 26,4 25,0 18,1 100,0

Fonte: elaborazioni su dati indagine IN-AGE (72 interviste con anziani, periodo maggio-dicembre 2019).

Conclusioni

In sostanza, per ridurre il rischio di loneliness fra gli anziani che vivono soli sembrerebbe emergere l’importanza di avere una rete di confidenti, anche non numerosa, ma caratterizzata da un certo mix (ovvero composta non solo da familiari, ma anche da amici o semplici conoscenti). Inoltre, sembrerebbe rilevante avere una rete di confidenti locali e con i quali intrattenere contatti quotidiani, due fattori che potrebbero essere legati l’uno all’altro, poiché è più semplice avere relazioni giornaliere con persone che abitano nella stessa città. Tuttavia, se così fosse, anche la rete di confidenti locali con i quali intrattenere contatti face-to-face dovrebbe ricoprire la stessa importanza, mentre sembrerebbe essere così solo in parte. È possibile che il diffuso utilizzo del cellulare (tre persone anziane su quattro lo sanno usare autonomamente), e il non trascurabile utilizzo di mezzi di comunicazione digitali (che interessa un anziano su quattro), abbiano reso meno indispensabile il contatto face-to-face, semplificando al contempo il contatto quotidiano.

 

[1] Il progetto INclusive AGEing in place (IN-AGE) è finanziato da Fondazione Cariplo (grant n. 2017-0941).

[2] http://www.lps.polimi.it/?p=3902.

[3] http://www.lps.polimi.it/?p=3942.

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